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venerdì 10 febbraio 2012

Mario fa il ganassa con Obama: cambio l'Italia

Lui che dice senza esitazioni: «Cambierò il modo di vivere degli italiani». Barack Obama che parla di «passi impressionanti per modernizzare l'economia». Il Time che si chiede addirittura se Mario Monti possa «salvare l'Europa». Viene quasi da domandarsi come abbia fatto, non solo il nostro Paese, ma il mondo intero fino a qualche mese fa a sopravvivere senza il contributo del nostro professorone.

sabato 5 giugno 2010

Altri buchi in banca, altro venerdì nero

 Torna il panico in Borsa. Dopo un’apertura in rialzo, Piazza Affari ha repentinamente virato al ribasso verso le 12, trascinata dai titoli bancari che hanno iniziato a scivolare in tutta Europa. Nella bufera generale Milano è stata una tra le piazze peggiori con l’Ftse Mib a -3,7% e l’All Share a -3,6%.
A innescare le vendite ci hanno pensato, in prima battuta, le voci relative a forti perdite sui derivati per il colosso del credito Société Generale. Dal quartiere generale della banca francese non è arrivato alcun commento ufficiale. Ci sarebbe stato un tentativo di contattare direttamente gli analisti, che però non è servito a far crollare il titolo alla Borsa di Parigi del 7,58%. Hanno chiuso in forte calo anche le spagnole Bbva (-6,84%) e Santander (-5,78%), penalizzate dal downgrade di Morgan Stanley, mentre Hsbc in una nota ha abbassato il giudizio sull’Europa, ad eccezione del Regno Unito, da neutral a underweight spiegando che restano troppe incertezze sulla salute delle banche, sulla condizione futura dell’euro, sul debito sovrano e sulla crescita per essere disposti in questo momento ad assumersi dei rischi in queste regioni.
Male pure gli istituti di credito austriaci come Raiffesen (-10,5%) e Erste group (-7,6%), con la Borsa di Vienna che ha chiuso a -4,1% per la forte esposizione delle banche nei confronti dell’Ungheria. Ed è qui l’altra miccia della giornata. Ieri il portavoce del premier ungherese ha infatti detto che il paese si trova «in una situazione molto grave» a causa delle «manipolazioni» a livello di statistiche nazionali e alle «bugie» del precedente governo. Risultato: giù del 3,34% la borsa ungherese, del 5% il listino di Atene e del 3,8% Madrid. Parigi ha segnato -2,86%, Francoforte -1,91% e Londra -1,63%.
La situazione dei mercati è peggiorata ulteriormente dopo la pubblicazione del dato Usa sull’occupazione, che ha deluso le attese, mostrando una creazione di posti di lavoro in misura nettamente inferiore alle stime. Milano ha risentito fortemente del calo delle banche, visto il peso rilevante dei finanziari sul paniere principale. Intesa Sanpaolo ha perso il 6,10%, Unicredit il 5,68%, Ubi banca il 5,65%, Bpm il 5,28% e il banco Popolare il 5,09%. L’unico titolo positivo sull’Ftse Mib è stato St (+0,46%), che ha beneficiato dei giudizi positivi degli analisti, all’indomani dell’incontro annuale con gli investitori a Londra.
I timori si sono immediatamente ripercossi sui rendimenti dei Credit default swap (i titoli che assicurano contro il rischio di insolvenza) dei vari paesi e sui differenziali dei titoli decennali di Stato. Il Cds a 5 anni dell’Italia si è ampliato fino a 290 punti base dai 237 di giovedì mentre lo spread sui decennali contro i Bund è salito a 170 punti base, ai massimi da inizio 2009. Il Cds della Francia è salito a 104 da 84 punti base e lo spread dei decennali si è allargato a 44 punti base dai 36 dell’altroieri. Il Cds della Spagna è salito a 320 pb da 258 mentre lo spread dei decennali rispetto al Bund tedesco viaggia sui 199 pb. Su anche i Cds della Grecia, balzati da 762 a 790 punti. Mentre in Ungheria sono saliti a 430 punti base, ai massimi dal luglio 2009, con un balzo settimanale di 180 punti.
Il terremoto europeo e i cattivi dati sul lavoro Usa si sono abbattuti anche sulle contrattazioni di Wall Street, in calo sin dalle battute iniziali. Il Dow Jones, in serata, perde il 2,03%, con American Express che arretra del 2,6%, General Electric del 2,5% e Microsoft del 2,4%. Il Nasdaq cede l’1,72%. L’S&P 500 arretra dell’1,91% a 1.081,67 punti. La fotografia scattata dal Dipartimento del Lavoro ha messo in evidenza la creazione di 431mila posti di lavoro in maggio con un tasso di disoccupazione sceso al 9,7%. Gli analisti si aspettavano qualcosa di più. Anche perché dei posti di lavoro guadagnati 390mila sono riconducibili al governo mentre solo 40mila al settore privato.

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venerdì 4 giugno 2010

Previsioni postume e conflitti d’interesse. Rating al capolinea

L’ultima vittima è Bp. Ieri sia Fitch sia Moody’s hanno abbassato il rating della compagnia petrolifera per l’impatto dei costi legati alla marea nera. Ma l’elenco è sterminato. E non sempre così condivisibile.
Non è un caso che mercoledì la Commissione Ue abbia messo a punto un regolamento, che dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno, per trasferire la vigilanza sulle agenzie che danno i voti alla capacità delle aziende e degli Stati di pagare i propri debiti ad un’Authorithy europea che si chiamerà “European Securities and Markets Authority”. Qui dovranno registrarsi obbligatoriamente tutte le agenzie di rating operanti nella Ue, circa 45 società di cui la maggior parte filiali delle cosiddette “big three” statunitensi: Standard & Poor’s, Fitch e Moody’s. L’Authority avrà il potere di fare ispezioni, aprire inchieste e proporre multe e sanzioni.
Ma anche gli Stati Uniti (malgrado molti ritengano che dietro i giudizi negativi delle agenzie sull’Europa ci sia lo zampino speculativo dei grandi fondi Usa) si stanno muovendo. Sempre mercoledì a Washington il presidente del Financial Crisis Inquiry Commission, la commissione di inchiesta del Congresso Usa sulla crisi finanziaria, ha rivelato come il fatturato di Moody’s sia passato dai 600 milioni di dollari del 2000 a 2,2 miliardi nel 2007. A sostenere questa crescita i ben remunerati giudizi positivi (ben 42.625 triple A) assegnati ai titoli legati ai prestiti immobiliari. Nello stesso periodo l’agenzia ha espresso rating nel settore per 4.700 miliardi di dollari e 736 miliardi in Cdo, i cosiddetti titoli tossici.
La morale è che i bei voti portano nelle casse delle agenzie un bel po’ di soldi. Stupiscono meno, in quest’ottica, le triple A assegnate a Parmalat alla vigilia del crack. Ma soprattutto le “promozioni” relative ai grandi fallimenti americani. Qualche esempio? Fino al 28 novembre 2001 i titoli di Enron erano ancora classificati a livello investimento, quel giorno furono bocciati a livello spazzatura, quattro giorni dopo l’azienda dichiarava bancarotta, mandando in fumo miliardi di dollari. Pochi mesi dopo è la volta di WorldCom (società di tlc del valore di 102 miliardi di dollari): il declassamento arriva meno di dieci settimane prima del fallimento.
Ma il caso clamoroso riguarda la crisi dei  mutui subprime. Non si può dimenticare la tripla A che brillava sui titoli della banca d’investimento Lehman Brother nel settembre 2008,  poco prima che l’istituto dichiarasse bancarotta.
Anche sui bond governativi le agenzie hanno collezionato insuccessi. Nel 2000, prima del maxidefault dell’Argentina, i tango-bond erano considerati «altamente speculativi», ma non troppo rischiosi. E prima della auto-denuncia del governo di Atene sul reale deficit pubblico, anche i titoli di Stato greci erano considerati un buon investimento. Ce n’è abbastanza, insomma, per considerare la misura abbondantemente colma. La questione sarà sul tavolo del G-20 di Toronto di fine giugno. Resta da vedere se le “tre sorelle” si lasceranno detronizzare. Finora, malgrado i numerosi tentativi, nessuno ci è mai riuscito.

© Libero

giovedì 3 giugno 2010

Finmeccanica batte Lockheed. Costruirà 81 satelliti per Iridium

Lasciare al palo la Lockheed Martin in terra statunitense non è cosa di tutti i giorni. L’impresa è riuscita a Thales Alenia Space, il colosso delle comunicazioni aerospaziali controllato al 33% dalla nostra Finmeccanica e al 66% dalla francese Thales. Il gruppo ha infatti incassato una commessa da 2,1 miliardi di dollari per costruire 81 satelliti per Iridium communication, il più grande fornitore mondiale di servizi di comunicazione mobile satellitare. La joint venture italo-francese dovrà realizzare la costellazione satellitare a orbita bassa Next.  Un progetto che segue quello affidato precedentemente proprio alla Locked, che questa volta è però rimasta a bocca asciutta.
Un aiuto importante al progetto è arrivato da Parigi. La Coface, l’agenzia di credito all’esportazione francese, si farà infatti carico di garantire il 95% degli 1,8 miliardi di linee di credito necessarie alla società americana per completare l’investimento. In questo modo, ha spiegato ieri l’ad di Iridium, Matt Dessch, «non ci saranno problemi a trovare i soldi per il finanziamento».
Il 40% della commessa sarà subappaltata a società nordamericane fra cui Ball Aerospace e Boeing Co. Thales Alenia potrà incominciare lo sviluppo dei satelliti non appena saranno definiti gli aspetti finanziari dell’operazione, presumibilmente prima dell’estate. Il lancio inaugurale dovrebbe avvenire nel primo trimestre del 2015.
«Siamo stati selezionati per questo contratto», ha spiegato Reynald Seznec, presidente e ad di Thales Alenia Space, «dopo una lunga competizione internazionale iniziata nel 2007. Questo successo è anche un chiaro riconoscimento della nostra esperienza nell’architettura di sistemi e in quella delle telecomunicazioni in generale». I siti di Thales in Francia, Italia e Belgio saranno fortemente coinvolti nel progetto. Le attività saranno suddivise tra gli stabilimenti di Cannes, Tolosa, Roma e Charleroy. Iridium Next sarà compatibile con la precedente generazione del sistema e la rimpiazzerà gradualmente per fornire servizio mobile potenziato di tipo 3G.

© Libero