Un bonus tra i 400 e i 900 euro alla faccia di chi la casa l’ha persa davvero. Un po’ come gli sciacalli che dopo il sisma, approfittando del caos e della confusione, passano tra le macerie a caccia di affari facili, sembra che diverse decine di furbetti abbiano colto la palla al balzo degli aiuti alle popolazioi colpite trasferendo repentinamente la residenza nei comuni del cratere. Questa almeno è l’ipotesi della procura di Rieti, che ha iscritto 120 persone nel registro degli indagati con l’accusa di truffa e falso.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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mercoledì 27 settembre 2017
False residenze nel paesi del sisma per "arraffare" il bonus casa
martedì 14 febbraio 2012
Indagati per truffa gli ex vertici della Bpm
Per la Bpm si mette male. Lo scandalo del convertendo inizia a prendere una brutta piega anche in procura. Il fascicolo aperto alcuni mesi fa contro ignoti è adesso corredato di nomi e cognomi. Il pm di Milano Roberto Pellicano, dopo aver analizzato i verbali redatti dalla Gdf di un centinaio di obbligazionisti del prestito della Banca popolare di Milano, ha iscritto nel registro degli indagati sia l’ex presidente dell’istituto, Massimo Ponezzlini, sia i tre ex dirigenti Enzo Chiesa (dg in servizio fino a qualche giorno fa), Fiorenzo Dalu e Ivano Venturini.
lunedì 20 dicembre 2010
Troppe frodi sugli incidenti. Assicurazioni in fuga dal Sud
Troppi costi, pochi incassi. Assicurare gli automobilisti del Sud non conviene più. E le compagnie scappano. Qualche mese fa fece scalpore la circolare con cui Ina Assitalia (gruppo Generali) annunciava l’avvio di una campagna massiccia di disdette dei contratti nelle agenzie di Puglia, Calabria e Campania con profitti inferiori al 30%. Ora è il turno di Unipol.
lunedì 13 dicembre 2010
Truffati 60 miliardi a 5mila americani. È ancora caccia ai complici di Madoff
Tra i 60 e i 65 miliardi di dollari rastrellati con il trucco più vecchio del mondo. Chi parla bene lo definisce lo schema Ponzi, dal nome dell’italiano Carlo Ponzi, ex postino di Parma, che a cavallo tra ’800 e ’900 si imbarcò per gli Stati Uniti e svuotò le tasche a circa 40mila americani. Ma il giochino messo in piedi da Bernard Madoff è più comunemente conosciuto come catena di Sant’Antonio ed altro non è che coprire le perdite dei vecchi clienti con i soldi dei nuovi. Un sistema che funziona finché, come è accaduto con la crisi dei mutui subprime, i nuovi sottoscrittori delle quote del fondo d’investimento non bastano più a garantire i guadagni promessi (ma in realtà inesistenti) dal broker a chi gli ha già affidato i suoi soldi.
Un meccanismo semplice semplice, gestito dall’ex bagnino di Long Island (la spiaggia dei newyorkesi facoltosi) con abilità diabolica, al punto da farla sotto il naso ai vecchi lupi di Wall Street, ai veterani della City di Londra e alle banche di mezzo mondo. Oltre naturalmente alle autorità finanziarie e a quelle di vigilanza. L’attività criminale di Bernie Madoff si è definitivamente conclusa due anni fa. Arrestato l’11 dicembre del 2008 con undici capi di imputazione e condannato a 150 anni l’estate successiva, il broker 72enne non troverà più nessuno disposto a farsi raggirare neanche tra i compagni di cella.
Ma gli effetti della truffa più colossale della storia non si esauriranno così facilmente. Anzi, per certi versi la bomba deve ancora esplodere. Proprio in questi giorni il liquidatore dei fondi Madoff, Irving Picard, che sta tentando di recuperare somme in giro per il mondo per risarcire almeno parzialmente le 5mila vittime del broker, ha citato in giudizio la banchiera austriaca Sonja Kohn, accusata di complicità con Bernie. Una maxi causa da 19,6 miliardi di dollari che si va ad aggiungere alle altre già avviate, per complessivi 54 miliardi. Picard, che ha già recuperato 2,5 miliardi, è convinto che siano in molti ad aver tratto profitto dalla “catena” di Madoff. Principalmente banche, su cui il liquidatore sta stringendo l’assedio attraverso richieste di risarcimento sparse per i cinque continenti. Non poteva mancare all’appello, chiaramente, l’Italia, da cui tutto sommato prende origine lo schema Ponzi. Ad inciampare nella mega truffa, tra i principali istituti di credito europei e americani, ci sarebbe anche la nostra Unicredit, collegata agli affari della Kohn attraverso Bank Austria. Accuse, ovviamente, tutte da dimostrare. Dall’istituto di Piazza Cordusio hanno fatto sapere che si difenderanno «con vigore». Considerata l’entità delle somme in gioco, c’è da scommettere che le vittime di Madoff non saranno meno combattive.
© Libero
Un meccanismo semplice semplice, gestito dall’ex bagnino di Long Island (la spiaggia dei newyorkesi facoltosi) con abilità diabolica, al punto da farla sotto il naso ai vecchi lupi di Wall Street, ai veterani della City di Londra e alle banche di mezzo mondo. Oltre naturalmente alle autorità finanziarie e a quelle di vigilanza. L’attività criminale di Bernie Madoff si è definitivamente conclusa due anni fa. Arrestato l’11 dicembre del 2008 con undici capi di imputazione e condannato a 150 anni l’estate successiva, il broker 72enne non troverà più nessuno disposto a farsi raggirare neanche tra i compagni di cella.
Ma gli effetti della truffa più colossale della storia non si esauriranno così facilmente. Anzi, per certi versi la bomba deve ancora esplodere. Proprio in questi giorni il liquidatore dei fondi Madoff, Irving Picard, che sta tentando di recuperare somme in giro per il mondo per risarcire almeno parzialmente le 5mila vittime del broker, ha citato in giudizio la banchiera austriaca Sonja Kohn, accusata di complicità con Bernie. Una maxi causa da 19,6 miliardi di dollari che si va ad aggiungere alle altre già avviate, per complessivi 54 miliardi. Picard, che ha già recuperato 2,5 miliardi, è convinto che siano in molti ad aver tratto profitto dalla “catena” di Madoff. Principalmente banche, su cui il liquidatore sta stringendo l’assedio attraverso richieste di risarcimento sparse per i cinque continenti. Non poteva mancare all’appello, chiaramente, l’Italia, da cui tutto sommato prende origine lo schema Ponzi. Ad inciampare nella mega truffa, tra i principali istituti di credito europei e americani, ci sarebbe anche la nostra Unicredit, collegata agli affari della Kohn attraverso Bank Austria. Accuse, ovviamente, tutte da dimostrare. Dall’istituto di Piazza Cordusio hanno fatto sapere che si difenderanno «con vigore». Considerata l’entità delle somme in gioco, c’è da scommettere che le vittime di Madoff non saranno meno combattive.
© Libero
sabato 10 luglio 2010
Senza finti invalidi la polizza auto può calare del 60%
Al di là delle divergenze sull’andamento dei prezzi delle polizze per l’auto (scesi dell’11,8% negli ultimi 5 anni secondo le compagnie, saliti del 17,9% dal 2002 secondo l’authority) su una cosa il presidente dell’Ania, Fabio Cerchiai, e quello dell’Isvap, Giancarlo Giannini, sono d’accordo: in Italia ci sono troppi furbi.
A Crotone, Brindisi, Taranto, Foggia e Vibo Valentia, in base ai dati presentati ieri durante la relazione annuale dell’Ania, l’incidenza dei sinistri Rc auto con danni fisici va dal 44 al 36,7%. La media italiana è del 21,3%. Questo significa che su 100 incidenti avvenuti a Crotone, 44 comportano lesioni o addirittura invalidità alle persone. Lo stesso accade a livello nazionale per 21 sinistri su 100. Volete sapere qual è la media europea, tenendo conto che l’abilità di guida e il numero di vetture circolanti sono più o meno simili? Il 10%. Inevitabile pensare, come fa l’Ania, che in Italia vi sia «un diffusissimo fenomeno speculativo sui danni alla persona». Fenomeno che si concentra in alcune aree geografiche. «Le province critiche del Mezzogiorno», si legge nella relazione, «presentano sempre valori assolutamente fuori linea rispetto alla già elevata media nazionale», mentre le province più virtuose sono Verbania, Trento, Aosta, Belluno, Cuneo, Bolzano, Biella con un’incidenza tra il 12,8% e il 10,6%.
I dati si incrociano con quelli sulle frodi “scoperte”, che secondo l’Ania sono una minima parte di quelle realizzate. Le percentuali più aggiornate sono quelle diffuse ieri da Giannini durante un’audizione alla Camera. Secondo l’Isvap nel 2009, a livello nazionale, l’incidenza del fenomeno criminale sul totale dei sinistri è stata del 2,5%, con «una crescita dopo un quinquennio di lenta ma costante diminuzione». E quello che più preoccupa «è il forte sbilanciamento territoriale». Rispetto alla media, infatti, la Campania «si colloca all’8,7%, la Puglia al 5,3%, la Calabria al 3,9% e la Sicilia al 2,9%».
Cerchiai, che ieri ha ammesso la tendenza al rialzo dei prezzi delle polizze proprio per compensare l’eccesso di risarcimenti, sostiene da tempo che se i numeri italiani fossero in linea con quelli europei, le tariffe assicurative scenderebbero del 60%. Forse non è esattamente così. Ma di sicuro il costo delle truffe non lo pagano i truffatori.
© Libero
A Crotone, Brindisi, Taranto, Foggia e Vibo Valentia, in base ai dati presentati ieri durante la relazione annuale dell’Ania, l’incidenza dei sinistri Rc auto con danni fisici va dal 44 al 36,7%. La media italiana è del 21,3%. Questo significa che su 100 incidenti avvenuti a Crotone, 44 comportano lesioni o addirittura invalidità alle persone. Lo stesso accade a livello nazionale per 21 sinistri su 100. Volete sapere qual è la media europea, tenendo conto che l’abilità di guida e il numero di vetture circolanti sono più o meno simili? Il 10%. Inevitabile pensare, come fa l’Ania, che in Italia vi sia «un diffusissimo fenomeno speculativo sui danni alla persona». Fenomeno che si concentra in alcune aree geografiche. «Le province critiche del Mezzogiorno», si legge nella relazione, «presentano sempre valori assolutamente fuori linea rispetto alla già elevata media nazionale», mentre le province più virtuose sono Verbania, Trento, Aosta, Belluno, Cuneo, Bolzano, Biella con un’incidenza tra il 12,8% e il 10,6%.
I dati si incrociano con quelli sulle frodi “scoperte”, che secondo l’Ania sono una minima parte di quelle realizzate. Le percentuali più aggiornate sono quelle diffuse ieri da Giannini durante un’audizione alla Camera. Secondo l’Isvap nel 2009, a livello nazionale, l’incidenza del fenomeno criminale sul totale dei sinistri è stata del 2,5%, con «una crescita dopo un quinquennio di lenta ma costante diminuzione». E quello che più preoccupa «è il forte sbilanciamento territoriale». Rispetto alla media, infatti, la Campania «si colloca all’8,7%, la Puglia al 5,3%, la Calabria al 3,9% e la Sicilia al 2,9%».
Cerchiai, che ieri ha ammesso la tendenza al rialzo dei prezzi delle polizze proprio per compensare l’eccesso di risarcimenti, sostiene da tempo che se i numeri italiani fossero in linea con quelli europei, le tariffe assicurative scenderebbero del 60%. Forse non è esattamente così. Ma di sicuro il costo delle truffe non lo pagano i truffatori.
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