Basta carta. Antica, obsoleta, inquinante, truffaldina. Il futuro viaggia sulle linee internet, sulle connessioni super veloci, sulla trasparenza digitale, sulla tracciabilità delle transazioni finanziarie, sulla lotta telematica all’evasione. Tutti si devono adeguare. Dalla grande azienda alla bottega artigiana, dal ristorante stellato al piccolo bar di paese, dall’hotel di lusso al rifugio sperduto di montagna. Dopo la fattura elettronica e lo scontrino elettronico per le imprese sopra i 400mila euro di fatturato, scattati entrambi lo scorso anno, dal primo gennaio nessuno è più escluso. Ogni transazione effettuata dai 2 milioni di esercizi italiani dovrà essere trasmessa in tempo reale all’Agenzia delle entrate. C’è tempo fino al 30 giugno per mettersi in regola senza conseguenze, dopodiché fioccheranno multe e sanzioni.
Al principio fu creato l'universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato considerato dai più come una cattiva mossa. (Douglas Adams)
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domenica 5 gennaio 2020
Scontrino elettronico. Altra botta sui negozi
domenica 8 febbraio 2015
I sindacati spieranno i nostri redditi
Non bastava Serpico. Oltre agli ispettori dell’Agenzia delle entrate e al cervellone elettronico custodito nei sotterranei della Sogei (il cui minaccioso acronimo significa Servizi per i contribuenti) tra qualche mese il Grande fratello fiscale si allarga ai sindacati e ai loro Caf.
Dal prossimo 15 aprile, infatti, che lo vogliate (e lo sappiate) o no, il vostro stipendio, le vostre case, le vostre polizze e gran parte della vostra vita tradotta in spese detraibili o deducibili finiranno online sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Dal prossimo 15 aprile, infatti, che lo vogliate (e lo sappiate) o no, il vostro stipendio, le vostre case, le vostre polizze e gran parte della vostra vita tradotta in spese detraibili o deducibili finiranno online sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
sabato 17 dicembre 2011
Lo Stato non paga, gli imprenditori muoiono
Di debiti, purtroppo, si muore. Anche quando nei libri contabili risultano 250mila euro di crediti. Soldi che non esistono, finché non sono in tasca. E così saltano le tredicesime dei dipendenti, scatta la cassa integrazione, si valutano i primi licenziamenti. Finché, qualcosa si rompe. E le conseguenze possono essere inimmaginabili. Come è accaduto a Giovanni Schiavon, che qualche giorno fa, nella sua abitazione di Peraga di Vigonza, in provincia di Padova, ha impugnato una pistola e si è sparato un colpo alla testa.
Ma Equitalia con i debitori non ha pietà
«È singolare», sottolinea il presidente della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, «che lo Stato sia diventato così efficiente ed inflessibile quando deve recuperare le sue spettanze, visto che l’incremento di gettito da riscossione nel 2010 rispetto al 2009 è cresciuto di quasi il 15%, mentre è il peggiore pagatore d’Europa quando deve liquidare i propri fornitori».
martedì 27 settembre 2011
Semplificazioni all'italiana. Brunetta lapidato perché vuole applicare la legge e sburocratizzare i certificati antimafia
Guai, in Italia, a passare dalle parole ai fatti. Che la burocrazia sia un mostro da abbattere, una zavorra per la crescita e un onere improprio per cittadini e imprese nessuno lo mette in dubbio. Ma se qualcuno, come ha fatto ieri Renato Brunetta, si permette di indicare una via concreta, ecco che si scatena il finimondo.
A far scattare sull’attenti i professionisti dell’indignazione è stata la proposta del ministro della Funzione pubblica sulla “sburocratizzazione” dei certificati antimafia. Terreno scottante, ma strategico. Basta parlare con qualche imprenditore del Sud per rendersi conto di quante e quali peripezie debbano affrontare le aziende per ottenere il “bollino di onestà” dalle autorità. Che senso ha, si è chiesto Brunetta, costringere il cittadino a farsi dare un certificato dallo Stato da restituire poi allo Stato per lavorare con il settore pubblico?
L’idea, che vale principalmente per il Durc e per le certificazioni antimafia, è che i documenti rilasciati dalla Pa servano solo per i rapporti con i privati, mentre alle amministrazioni e ai gestori di pubblici servizi verrebbe lasciata la scelta fra acquisire d’ufficio le informazioni oppure accettare le autocertificazioni di cittadini e imprese.
A far scattare sull’attenti i professionisti dell’indignazione è stata la proposta del ministro della Funzione pubblica sulla “sburocratizzazione” dei certificati antimafia. Terreno scottante, ma strategico. Basta parlare con qualche imprenditore del Sud per rendersi conto di quante e quali peripezie debbano affrontare le aziende per ottenere il “bollino di onestà” dalle autorità. Che senso ha, si è chiesto Brunetta, costringere il cittadino a farsi dare un certificato dallo Stato da restituire poi allo Stato per lavorare con il settore pubblico?
L’idea, che vale principalmente per il Durc e per le certificazioni antimafia, è che i documenti rilasciati dalla Pa servano solo per i rapporti con i privati, mentre alle amministrazioni e ai gestori di pubblici servizi verrebbe lasciata la scelta fra acquisire d’ufficio le informazioni oppure accettare le autocertificazioni di cittadini e imprese.
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