«O noi o loro». Dove loro sta per la Germania di Angela Merkel. Sono anni che Paolo Savona mette in guardia la classe dirigente italiana, ed europea, dai rischi che possono scaturire da un’unione azzoppata e incompleta. Anni in cui l’economista esperto di sistemi monetari e di politiche comunitarie (fu lui nel biennio 2005-2006 a guidare il Comitato tecnico governativo per la Strategia di Lisbona) ha continuato a ripetere che accanto ad un piano A per restare nell’euro i governi avrebbero dovuto preparare per tempo anche un piano B per sottrarsi alla morsa. Il tempo, ora, è scaduto. Ma prima di sbattere la porta, spiega a Libero, c’è spazio per «un ultimo tentativo che può e deve essere fatto». E questo tentativo ruota intorno ad una riforma dell’Europa le cui linee sono tratteggiate in un appello lanciato nei giorni scorsi dallo stesso Savona e da Pellegrino Capaldo. «Siamo finiti in una gabbia», taglia corto il professore, «ci ridiano le chiavi, altrimenti saremo costretti a prepararci ad ogni evenienza».