È difficile ricordare quante volte Giulio Tremonti sia stato accusato di aver tagliato i fondi della cultura. Quando il ministro si è permesso di scherzare sull’argomento dicendo “di cultura non si vive, vado a farmi un panino alla cultura” si scatenò il finimondo. Artisti in rivolta, intellettuali sul piede di guerra, direttori d’orchestra indignati che improvvisano comizi durante le prime della Scala. Tutti lì, pronti a puntare il dito sulle nefandezze del governo degli zotici che si fa beffe del patrimonio culturale italiano.